Fabio Fiori, marinaio e scrittore, tra il 2015 e il 2016 ha tracciato sul Corriere Romagna la storia e l’utilità del moscone: la tipica imbarcazione da diporto costituita da due galleggianti paralleli. Oltre ad essere uno strumento per remare, nuotare e pescare, il moscone ha ricoperto spesso il ruolo “galeotto” di strumento di seduzione.
Gli artisti e i mosconi Demos Bonini (1915-1991) ricorda il moscone con la tipica ironia del suo segno, descrivendolo come una vera e propria “postazione di richiamo” per imbarcare le turiste straniere. Il legame tra l’artista e questa imbarcazione è antico: nell’estate del 1923 veniva pubblicato a Rimini “Il moscone”, un settimanale balneare-goliardico che ospitava le caricature di un giovanissimo Demos e dell’amico Federico Fellini.
Negli anni Cinquanta, molti altri artisti hanno inserito il moscone nelle loro opere:
Giulio Turci (1917-1978): lo ritrae spesso a riva, pronto per la navigazione.
Gino Frattini (1891-1965): testimonia la presenza massiccia di mosconi sull’arenile di Cesenatico in una cartolina del 1949.
Dino Boschi (1923-2015): a partire dal 1971, dedicò dieci anni a ritrarre le lunghe file di mosconi sulle spiagge affollate della riviera adriatica.
Un’imbarcazione da proteggere Oggi il moscone è quasi in estinzione a causa delle difficoltà di gestione e rimessaggio. Recentemente, oltre duecento appassionati hanno inviato una lettera aperta alle istituzioni per chiedere soluzioni che ne evitino la scomparsa.
Il moscone resta un emblema insostituibile della riviera romagnola, specialmente nella sua versione rossa dedicata al salvataggio. Questo strumento fondamentale per la sicurezza dei bagnanti è stato celebrato anche nell’arte, come nella visione elegante della spiaggia dipinta da Giorgio Rinaldini (1933-2013).
Di Sergio Sermasi