I DISEGNI E LA GRAFICA
Nell’Autobiografia Demos Bonini ricorda che nel periodo della giovinezza schizzava su un inseparabile blocco da disegno ciò che colpiva la sua attenzione anche nei luoghi più disparati. Demos perfezionò il suo naturale talento all’Istituto di Belle Arti di Urbino dove apprese diverse tecniche di stampa. Fra queste il monotipo, la linoleografia, la litografia e l’acquaforte.
I monotipi, ovvero stampe in un unico esemplare ottenute premendo il foglio su una lastra di vetro o zinco precedentemente dipinto, appartengono agli anni giovanili e rappresentano soprattutto fiori. Le linoleografie, xiografie con matrice in linoleum, datano agli anni Cinquanta e Sessanta. Contraddistinte da un netto alternarsi di ampie campiture nere e bianche mostrano soprattutto il porto, le attese di chi si prepara a scaricare il pescato e il ritorno dei marinai.
Agli anni Sessanta appartengono alcuni paesaggi, come quello agreste di Tiferno e la corposa serie dei Battaglianti di cui esistono numerose varianti, omaggio a Paolo Uccello nel ritmico assembramento di lance, cavalli, armature e cimieri piumati. Al decennio successivo datano invece le litografie, anche a più colori, che raffigurano giacche, piramidi di motociclette, bagnanti e giacche tra gli alberi.
L’attività grafica di Bonini testimoniata da numerose mostre personali e dalla pubblicazione di un libro per i tipi Ghelfi di Verona si somma alla collezione di disegni a matita, a carboncino, a china e a pennarello.
I disegni sono centinaia, descrivono gli orrori della guerra, i momenti magici mare e dei lavoratori, i paesaggi, fino ai veloci ed energici bozzetti che descrivono i corpi robusti di contadine e venditrici di pesce che ci restituiscono le immagini delle romagnole volitive, forti e laboriose.




















