L’articolo esplora come il fascino per la velocità e la “macchina” abbia influenzato gli artisti romagnoli, partendo dal Futurismo fino ad arrivare […]
L’articolo esplora come il fascino per la velocità e la “macchina” abbia influenzato gli artisti romagnoli, partendo dal Futurismo fino ad arrivare ad interpretazioni più esistenziali.
L’analisi di Demos Bonini In questo contesto, viene citato Demos Bonini (1915-1991) per una lettura molto originale del mezzo meccanico. A differenza dell’entusiasmo futurista, Bonini identifica la moto come una metafora dello smarrimento dell’uomo nella civiltà.
Nelle sue opere degli anni ’60 e ’70, la motocicletta non è solo un mezzo di trasporto, ma diventa un oggetto che, come le sue celebri giacche, sembra vivere di vita propria, evidenziando talvolta l’assenza o il senso di isolamento dell’individuo nel mondo moderno.
Altri artisti citati:
Mario Guido Dal Monte (1900-1990): con il suo “Motociclista” del 1927, opera influenzata dal gruppo futurista e da Boccioni, dove la macchina è simbolo di dinamismo e futuro.
Domenico Dalmonte (1915-1990): autore del “Ritorno dell’uomo invisibile”, dove il rapporto tra uomo e mezzo meccanico assume toni quasi surrealisti.
Bruno Baratti (1911-2000): con l’opera “Il motociclista” (1964), che si inserisce in una serie dedicata alle arti e ai mestieri.
L’articolo conclude sottolineando come la Romagna, “terra di motori”, abbia trovato nei suoi pittori degli interpreti capaci di trasformare la passione tecnica in espressione artistica e filosofica.
Corriere Romagna – Lunedì 23 Ottobre 2017 Di Sergio Sermasi