Le suore “cappellone” nell’arte dei romagnoli

La Compagnia delle Figlie della Carità è una comunità di origine francese fondata da San Vincenzo De’ Paoli nel 1633. È stata la prima compagnia di donne in abito secolare e di vita comune dedite a opere di assistenza domiciliare ai poveri e ai malati istituita nella Chiesa cattolica. Oltre a questo servizio, si dedicano alla cura degli orfani, all’assistenza agli infermi negli ospedali e agli anziani nelle case di riposo, al servizio nelle scuole e alla gestione di rifugi per donne e bambini in difficoltà. La “cornetta” a larghe tese inamidate ne caratterizza l’aspetto e l’identificazione in “suore cappellone” fino al Concilio Vaticano II, quando Paolo VI ne suggerisce la semplificazione dell’abito.

Gli artisti e le “cornette” Molti artisti romagnoli o legati alla zona hanno immortalato queste figure iconiche:

  • Alberto Bianchi (Rimini 1882 – Milano 1969): nipote di Mosè Bianchi e cugino di Pompeo Mariani, riscuote il consenso internazionale. In una sua opera (probabilmente una “Messa in convento”), l’immobilità e il nitore delle protagoniste trasmettono magistralmente la sacralità della scena. La suora ritratta è probabilmente quella suor Caterina ricordata da Davide Bagnaresi nella biografia dell’infanzia di Federico Fellini.

  • Addo Cupi (Rimini 1874 – 1958): ingegnere-architetto e pittore autodidatta di successo. Suo è lo straordinario pastello notturno della monaca col “cappellone” che esce dalla chiesa del Suffragio di Verucchio.

  • Giuseppe Tampieri (Lugo di Romagna 1918 – Faenza 2014): nel 1955 riprende un gruppo di Figlie della Carità a Comacchio mentre salgono sul ponte Pallotta. Il quadro anticipa la luminosità e l’ampia pennellata della sua produzione successiva.

  • Gogliardo Bernardi (1897 – 1982): suggestivo e originale nel suo modo di ritrarre queste figure.

Demos Bonini e il legame con la realtà In questo contesto si inserisce anche Demos Bonini (1915-1991). Come per gli altri soggetti dell'”Emporio”, Bonini è attratto dalle figure che popolano la quotidianità riminese. Le sue suore non sono solo icone religiose, ma presenze familiari nel paesaggio urbano e sociale di Rimini, rese con quel segno sintetico e moderno che trasforma il dato cronachistico in memoria artistica.

Corriere Romagna – Mercoledì 30 Marzo 2022
Di Sergio Sermasi