Le canocchie adriatiche tra chele, carte e pennelli
L’articolo celebra la “Squilla mantis” (comunemente nota come canocchia o pannocchia), crostaceo simbolo della gastronomia adriatica, specialmente nei mesi invernali quando è […]
L’articolo celebra la “Squilla mantis” (comunemente nota come canocchia o pannocchia), crostaceo simbolo della gastronomia adriatica, specialmente nei mesi invernali quando è più “pieno” e saporito. Oltre all’aspetto culinario, il pezzo esplora come questo animale sia diventato un soggetto d’arte nelle nature morte.
Demos Bonini e la natura morta Insieme ad altri maestri, Demos Bonini (1915-1991) viene citato per la sua capacità di nobilitare i prodotti del mare. Bonini inserisce le canocchie all’interno delle sue composizioni con un linguaggio realista e attento ai dettagli, catturando la consistenza e le forme particolari di questo crostaceo che, per secoli, ha sfamato le popolazioni costiere.
Riferimenti storici e artistici:
Nicola Levoli (1728-1801): Frate agostiniano riminese, considerato uno dei padri della natura morta locale. Nelle sue tavole settecentesche, le canocchie compaiono spesso accanto a pesci, ortaggi e utensili da cucina, rappresentate con una precisione quasi scientifica.
L’iconografia adriatica: L’articolo sottolinea come, dai mercati ittici alle tele degli artisti, la canocchia rappresenti un legame indissolubile tra la realtà del lavoro dei pescatori e la produzione artistica del territorio.
Mentre per Levoli la canocchia faceva parte di una narrazione barocca e devozionale del cibo, per Bonini diventa un frammento di vita quotidiana e un omaggio alla fatica marinara della sua Rimini.
Corriere Romagna – Lunedì 27 Novembre 2017 Di Sergio Sermasi