L’articolo analizza il copricapo più indossato nel dopoguerra, il basco con il cosiddetto “purillo” — la corta strisciolina di panno rigido cucita al centro del berretto. In Romagna e in Piemonte, il termine “purillo” finisce per identificare l’intero berretto maschile, economico e pratico, solitamente di colore blu, nero o grigio.
Demos Bonini e i lavoratori Demos Bonini (1915-1991) utilizza spesso questo accessorio nelle sue opere per caratterizzare i suoi personaggi. Il quadro “Il cuciniere di bordo” (1952) ne è il principale testimonial: l’opera ritrae un marinaio con il classico berretto, simbolo di un’Italia laboriosa fatta di pescatori e operai. Per Bonini, il basco non è solo un indumento, ma un segno distintivo di appartenenza alla classe lavoratrice e alla fatica del mare.
Confronti iconografici L’uso del copricapo nell’arte romagnola del periodo viene confrontato con altri stili:
Primo Amati (1894-1944): nel suo autoritratto sfoggia un “berrettone” più voluminoso, scelto per aggiungere teatralità e un’aria di autorevolezza altezzosa.
Achille Funi (1890-1972): presente con l’opera “Lo scultore” (1949).
Giovanni Sesto Menghi (1907-1990): con il suo “Autoritratto” del 1937.
Alfredo di Romagna: il cui autoritratto del 1945 mostra un basco blu calzato con spavalderia, restituendo l’immagine di un artista “sciupafemmine” e frequentatore delle balere milanesi.
In questo contesto, la pittura di Bonini si distingue per essere “seriosa, intensa, tecnicamente pulita e levigata”, restando fedele a un realismo che nobilita i soggetti quotidiani attraverso dettagli precisi come, appunto, il purillo.
Corriere Romagna – Lunedì 13 Marzo 2017 Di Sergio Sermasi