I granchi di Bonini, Turci e Moroni — Gli “abitanti” della palata

Da sempre la “palata”, ovvero il molo di levante dedicato a capitan Giulietti, rappresenta per i riminesi un luogo di ritrovo fondamentale. Negli anni ’50 e ’60 era la meta fissa dei ragazzini che, tra un tuffo nel porto e la pesca dei “paganelli”, si divertivano a cacciare i granchi tra gli scogli. Tra questi, il più ambito era il “favollo”, un granchio robusto e scuro, difficile da catturare e usato spesso come “trofeo” per spaventare i forestieri.
Demos Bonini (1915-1991), frequentatore abituale della palata, ha immortalato questi momenti e questi piccoli animali in diverse opere. Nel 1951 dedicò al favollo una piccola tavola dai colori vivaci e alcuni disegni. Successivamente, nel 1956, realizzò una delle sue migliori linoleografie ritraendo un ragazzo intento a cercare granchi tra gli scogli.
L’articolo mette a confronto l’opera di Bonini con quella di altri due maestri santarcangiolesi:
Federico Moroni (1914-2000): che nel 1954 ritrasse i granchi comuni (quelli chiari della spiaggia, ottimi per il sugo) disponendoli in fila a pancia all’aria, quasi con lo sguardo di un entomologo. Giulio Turci (1917-1978): che con l’opera “Mare inquinato” (1964) offrì una visione diversa e più critica del contesto marino.
Per Bonini, il molo e i suoi piccoli abitanti non erano solo soggetti pittorici, ma frammenti di una realtà quotidiana riminese vissuta con intensità e partecipazione. (S.S.)
Corriere Romagna (Ed. Rimini) – Lunedì 30 Maggio 2016