Demos Bonini, il pittore delle giacche che fece scuola a Mirro e Della Bartola

Sull’autobiografia pubblicata da Trademark Italia in occasione della mostra riminese del 1995 (“Demos Bonini (1915-1991). Una vita per la pittura. Scritti e dipinti di un artista riminese” a cura di Pier Giorgio Pasini), l’artista ricorda come nella primavera del 1942, dopo due giorni di lavoro intenso, abbia terminato un quadro di cui era molto orgoglioso.

“Ho dipinto un quadro importante. Un attaccapanni in ferro, una vestaglia, una giacca, una sedia. Sullo sfondo una giacca bianca. L’insieme è molto forte. C’è uno sfondo degno di De Pisis, eppoi nel quadro c’è personalità, c’è vita, pure senza la presenza delle persone. Un’idea fatta di vestiti appesi e di giacchine svuotate… senza l’uomo”.

L’incontro con De Pisis Filippo De Pisis, abituale villeggiante estivo a Rimini, incontra Demos Bonini nell’estate del 1940: una rivelazione, come annota lo stesso Bonini. Il marchesino ferrarese già dal 1923 dipingeva nature morte con giacche sulle sedie o cappotti appesi, e questo incontro contribuirà all’identificazione di Demos come “pittore delle giacche”. Un tema ossessivo e costante che lo porta a fare della giacca e di altri indumenti dei testimoni silenziosi collocati nei contesti più disparati: dalla spiaggia al mare, in cielo, sui monumenti, ovunque.

L’influenza su Mirro e Della Bartola Nel 1941 Vladimiro Antonini (1922-1998), in arte Mirro, conosce Demos, che in quegli anni insegnava disegno all’Istituto professionale di Novafeltria. Insieme si muovono in Valmarecchia per dipingere, con una evidente influenza stilistica del maestro riminese sul giovane allievo. Nel 1946 Mirro dipinge una luminosa giacca rossa su una sedia in un angolo di una stanza spoglia: un chiaro omaggio a Bonini.

Un discorso analogo vale per Armido Della Bartola (1919-2011). Nel suo libro “Arcurd ad viaz sla testa te sàc…” (1999), ricorda l’amicizia con Demos e le sue “giacche” che tanto apprezzava, specialmente quelle metafisiche. Nel 1955 anche Armido dipinge una propria versione di questo soggetto, confermando come l’intuizione di Bonini avesse creato una vera e propria scuola poetica nel territorio.

Corriere Romagna – Domenica 15 Gennaio 2023
Di Sergio Sermasi